Lettera ad una matricola disperata

Cara matricola,
sì, proprio tu che stai cercando di trattenere le lacrime per il tuo primo esame andato male. Ascoltami attentamente, se vuoi.
Hai incominciato questo nuovo percorso carica di aspettative, non è vero? Finalmente, dopo anni di scuole dell'obbligo piene di compiti in classe e materie troppo diverse l'una dall'altra, sei libera. Libera dai compiti, dal dover portare una giustificazione ad ogni assenza, libera di scegliere addirittura con quale mezzo raggiungere la facoltà. Sei un'universitaria, dannazione, sei in paradiso!
Certo, c'è da dire che alcune cose son ben diverse rispetto a ciò che immaginavi; per ogni lezione devi cambiar aula e lottare per prendere il posto, il calendario degli esami varia continuamente, il prof vi tratta come degli idioti anche se legge solo le slide e si rifiuta di darle prima della fine del corso...e alcuni colleghi? Oh, alcuni colleghi son dei veri rompiballe con il loro esser poco camerateschi e le sviolinate al professore. 
Comunque cosa importa? Durante la settimana sei andata a lezione e il weekend ti sei rilassata. Hai goduto ogni singolo istante di questa nuova vita anche se, pian piano, i tuoi appunti han incominciato ad esser incomprensibili, alcuni termini a lezione ti son sembrati ostrogoto e, ogni qualvolta in cui ne hai saltata una, nessuno ha voluto passarti gli appunti nè, tanto meno, il prof l'ha ripresa per chi era assente. Inoltre i viaggi per raggiungere la facoltà non son poi così fantastici: la sveglia presto, il treno stracolmo, la metro in ritardo...e poi il freddo, la pioggia, il vento per cosa? Per giungere in aula e scoprire che il professore non verrà perchè partito per un convegno! 
E vogliamo parlare dell'aula studio? Così caotica, puzzolente e sempre priva di posto? E il cibo della mensa si può mai chiamare cibo? Menomale che ci son state le vacanze di Natale che t'han permesso di recuperare un poco di serenità.
"Tanto gli esami son a fine Gennaio".
Però, come tutte le cose belle, le vacanze son finite e le lezioni son ricominciate con la sveglia di nuovo pronta a schiaffarti giù dal letto e il treno pronto a farti perdere la coincidenza con l'autobus o con la metro. In più il libro della materia più importante del corso non è ancora arrivato e il professore deve ancora spiegare mezzo programma.
Il programma...quanti fogli sono? Tre. Tre fogli di parole chiave grazie alle quali dovresti sapere cosa serve per l'esame.
Ma senza libro come si fa? Sì, ci son gli appunti, ma fan cagare. Tocca quindi aspettare che il prof si decida a dare le slide. Tanto, cosa ci vuole a leggerle?
"Ce la farò! Al liceo imparavo un capitolo in mezz'ora!".
E così, quando finalmente son finite le lezioni e il libro è arrivato, ti sei buttata a capofitto già dall'introduzione. Hai sottolineato ed evidenziato tutto ciò che reputavi importante, hai letto e riletto le  tanto agognate slide...e non c'hai capito molto. Ogni parola, ogni formula, ogni grafico ricorda un geroglifico alieno.
Eppure ti sei svegliata presto la mattina per studiare, hai rinunciato ai caffè con gli amici e qualche volta hai anche fatto nottata pur di imparare a memoria quel minimo indispensabile per esser promossi. Hai gestito ogni secondo prima dell'esame sebbene il tempo abbia deciso di scorrere più velocemente del solito, catapultandoti ad oggi, il tuo "giorno del Giudizio".

Sai, cara matricola, ti vedo seduta lì di fronte al prof ed in preda all'ansia. Un'ansia così forte da farti farfugliare già alla prima domanda, dato che c'è il vuoto cosmico nella tua testa e uno tsunami nel tuo stomacoSei così assorta da un senso di impotenza  e inefficienza da non renderti nemmeno conto del fatto che sei stata bocciata. Così, in quei cinque secondi di lucidità, ti sei alzata e sei uscita dall'aula per venire qui, a piangere il tuo essere una fallita. ERRORE.

Tu non sei una fallita; devi ancora farti le ossa, come si suol dire. E' vero che una bocciatura butta giù il morale e ti porta a pensare di ritirarti seduta stante, ma sbagli. Come nei migliori luoghi comuni, devi solo rialzarti. Analizzare cosa hai sbagliato e cosa no, e ritentare. E tentare e tentare fino a che non avrai perfezionato la tua tecnica di combattimento.
Perchè sì, l'università è un ring; incontrerai professori di merda che faranno di tutto per farti ritirare, colleghi che ti metteranno i bastoni tra le ruote, oneri che ti impediranno di concentrarti sullo studio, burocrazia pronta a scombinarti le carte...
Ma non devi mollare. MAI. Nemmeno quando vedrai gente più idiota di te andare avanti o quando supererai un esame con un voto inferiore rispetto a quello che realmente meritavi. 
Sei qui perchè l'hai scelto tu. Sei qui perchè vuoi diventare quello che hai sempre voluto essere e vuoi imparare ogni cosa.
Inoltre, mia cara matricola, l'università nasconde tante sorprese; ci sarà un professore che ti aiuterà ad amare anche la materia più odiosa, ci saranno colleghi che ti sosterranno sia nel bene che nel male, ci saranno 30 inaspettati e 21 che per te varranno come un 30 e lode. Ci saranno risate, sorrisi, abbracci. Così come ci saranno momenti come questo. Sarà una corsa ad ostacoli, un cammino tortuoso, ma sarà tuo e soltanto tuo. 
E arriverà il giorno in cui, guardandoti indietro, ripenserai a tutto ciò che hai vissuto con un pizzico di nostalgia.
Perchè lo dico? Perchè son stata anche io una matricola. Anche io ho pianto lì dove ti sei accasciata e lì ho anche urlato la mia gioia per un esame superato. Lì ho confidato i miei sogni a colleghi che credevo amici e ho stretto amicizia con colleghi che credevo insopportabili. Lì ho chiacchierato del più e del meno con qualche prof mentre con qualcun altro c'ho pure litigato. Anche io son stata una matricola come te. E per certi versi lo sarò sempre nel mio cuore (ma non sul libretto!).

Ad maiora!

Commenti

  1. Che tenerezza :)
    A me manca l'università, mi son divertita parecchio nonostante tutto

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    1. Esatto, volente o nolente è un periodo della vita molto intenso e che rimane nel cuore anche dopo anni.Per questo mi fan tenerezza le matricole che passano dal "evviva, l'università" a "basta mi ritiro a zappar la terra" solo per un piccolo imprevisto :) Ovviamente ci son matricole e matricole (alcune non son proprio portate per lo studio...)

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  2. È una bella lettera ad una qualunque futura matricola! Mi sento di aggiungere di pensare a se stessi, di capire subito cosa ci riesce difficile e affrontarlo senza lasciarlo per ultimo. Anche la facoltà che sembra più azzeccata può avere le sue insidie.

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    1. Grazie ^_^ A dir la verità avrei voluto aggiungere molti più "consigli", ma più che lettera sarebbe stata una raccolta stile "Ultime lettere di Jacopo Ortis":S E sì, è bene non lasciar per ultime le cose difficili altrimenti sembrano ancora più difficili! Ed è anche importante non "adagiarsi" su quanto si ami o meno quell'indirizzo di studi perchè, sempre come tu dici, anche lì dove ci si sente azzeccati ci son molti ostacoli.
      Tipo il mio che si chiama Fisica 2 :D

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  3. Molto bello questo post, che mi ha fatto ripensare ai miei tempi universitari e di come non me ne fottesse un cazzo di quel mondo che trovo osceno.
    Mai chiamati "colleghi" i miei compagni di studi (colleghi de che?), mai legato troppo con le persone se non perché mi serviva -o serviva loro- qualche libro/fotocopia/appunto.
    Naah. L'università è una cosa fredda e distante. Ho sempre preferito la scuola media.

    Moz-

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    1. Dai, così tanto fredda e distante non è! Almeno, a me non appare così ma credo che sia anche dovuto al fatto che, annualmente, ci son pochi iscritti e quindi a lungo andare ci si conosce un po' tutti quasi come nelle scuole di paese :) Certo, magari in facoltà con 1000 e più iscritti l'anno la situazione sarà probabilmente fredda e distante... però, comunque, qualcosa di bello può sempre accadere anche lì!

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  4. L'università è proprio l'anteprima della vita lavorativa: si conosce un sacco di persone, ci si interfaccia con 'colleghi' e 'superiori', la differenza è che non si lavora in squadra, ma individualmente. Così a volte, come sul posto di lavoro, si ha la fortuna di trovare la propria metà o carissimi amici (in questo caso..mi è capitato), ma a parte queste eccezioni, le tantissime persone con cui ci si è interfacciati spariscono, lasciando pochissime tracce, quando il lavoro finisce, cioè si completa il nostro percorso di studi. L'università ci prepara alle ingiustizie della vita, perché a scuola tutto sommato di torti non se ne subiscono. Capita a volte la domanda sulla parte di libro che in realtà non era nel programma di esami, il professore che ti dà un voto più basso di quello che meriteresti (ma a volte un 29 dato con sincerità, se il nostro esame non è stato perfetto, è meglio di un 27 o di un 28), la professoressa femminista o il professore maschilista; o comunque il caso ti può far incanalare l'esame su binari a te favorevoli o sfavorevoli.

    Per me l'università è stata gioie e dolori, come la vita. Ben rappresentata dall'attrazione che provavo verso una ragazza che purtroppo, pur mostrando un feeling verso di me, non ha mai voluto che fossi più di un compagno di studi. Gioie e dolori, appunto.

    La gioia delle rarissime, ma bellissime amicizie nate nelle aule (chissà, magari di quella più preziosa parlerò sul mio blog), la gioia della vita in appartamento con i miei due cari amici e tutte quelle piccole cose della vita che magari ci fanno felici anche oggi.

    La tristezza perché i miei risultati non sono stati all'altezza del mio percorso scolastico e soprattutto delle aspettative che aveva la famiglia e l'opinione pubblica. In particolare ricordo l'impietoso paragone con il mio vicino di casa, che riusciva ad eccellere in tutto. Ho intrapreso quel percorso di studi perché sarebbe stato propedeutico al mio lavoro, così è stato, ma appunto non ero intenzionato a fare quel lavoro che è lo sfociare di quel percorso di studi. E quindi c'era gente molto più motivata e appassionata alle materie. Gente che viaggiava con la 24 ore, sempre presente, inappuntabile nel look e nel linguaggio, che non parlavano quasi mai di cazzeggio. Io alla fine ero ancora uno studente delle superiori cazzaro.

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    1. E' vero, l'università è il trailer della vita lavorativa però, almeno nel mio caso (e nel caso del mio uomo che ha frequentato una facoltà non scientifica) posso dirti che abbiam fatto molti lavori di squadra con i colleghi!Anche perchè, almeno in ambito chimico, nei laboratori non si lavora di certo da soli e quindi ci vuole spirito di squadra :D In merito a gli esami...beh, son sempre dell'idea che c'è sicuramente un preponderante fattore culo, ma molto dipende anche da come ci si approccia alla materia. Voglio dire, se l'argomento trattato piace davvero tanto, il voto alto è assicurato ma se quella materia la si odia, per quanto la si possa studiare oltre un 25 non si va (esperienza di vita vissuta). Ma che sia un 25, un 18 o un 30, è comunque frutto del nostro sacrificio. Per carità, ovviamente il pensiero dei risultati e del voto da spiattellare in faccia ai vicini& co grava su tutti, ma se quel voto rappresenta i sacrifici e gli ostacoli superati...chi se ne frega!

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    2. Sì è chiaro che io ero della mentalità del "Se si passa l'esame, col cavolo che si rifà". Comunque di voti bassi ho avuto solo un 25 e un 24 (quest'ultimo in una materia moooolto ostica), però negli altri esami avrei potuto puntare a qualcosa di meglio. Pazienza :D

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    3. Beato te solo un 24 come voto basso! Purtroppo per il primo esame della mia carriera universitaria (materia annuale con 18 CFU) ho dovuto accettare un 21 altrimenti perdevo l'anno :( E con la cagata della media ponderata è una sonora mazzata ma cosa potevo fare?

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