Nota critica per una lettura serena

Nota critica:
Ai fini di una lettura serena, pacifica e spero divertente,vorrei premettere i seguenti punti:
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001."
.Cerco semplicemente di parlare di vari argomenti, prendendo ispirazione da esperienze personali e avvenimenti più o meno recenti che talvolta esulano dalla mia vita privata. Questo blog non nasce con fini offensivi verso persone, ideali o religioni; semplicemente generalizzo e condivido i miei pensieri. Grazie e Buona lettura.

11/11/16

La fine di una grande storia d'amore


Tutto iniziò circa quattro anni fa.
Girovagavo per i corridoi della facoltà cruciandomi sull'esame di Chimica Inorganica che di lì a poco avrei dovuto fare, camminando con passo lento e pesante a causa di quell'immane peso che aleggiava sulla mia schiena. Un peso fatto di preoccupazioni, paure, incertezze e libri.
In una mano la busta con il pranzo a sacco (perchè sono troppo povera e pigra per andare a mangiare a mensa) e nell'altra il borsone con il camice.
Io, i miei bagagli, e la tristezza.
Chi mai avrebbe immaginato che tu fossi lì ad aspettarmi?
Freddo ma dal cuore grande, duro eppur così lucente, vecchio forse sì, ma con tanto ancora da vivere.
Tu, piccolo e indistruttibile.
Tu, porto sicuro delle mie speranze.
Tu, armadietto 476.

Alzi la mano chi, guardando qualche telefilm per teenager, non ha mai invidiato quei favolosi armadietti lungo i corridoi delle high school.
Ecco, nessuno.
Tutti noi, durante il periodo delle scuole dell'obbligo, abbiamo sempre desiderato quei meravigliosi, capientissimi, coloratissimi e personalissimi armadietti.
Con il lucchetto, con la combinazione, con il codice PIN, con il riconoscimento dell'impronta digitale...con qualsiasi cosa potesse permetterci di custodire dentro tutto il nostro mondo.
Un armadietto per ognuno dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.
In tanti abbiamo sognato di incontrare il grande amore della nostra vita davanti a quello sportellino metallico; in molte ci siam immaginate (più fighe che mai) nell'aprirlo e trovare una lettera di qualche ammiratore segreto.
E chiunque s'è visto lì, intento a parlare con i propri amici mentre cerca il libro di biologia o posa la propria borsa.
Purtuttavia, nella maggior parte delle scuole d'Italia, questi benedetti armadietti non esistono.
Devi trascinarti i libri, la tuta per l'ora di ginnastica, la carpetta per l'ora di disegno, la diamonica (la melodica) per l'ora di musica ogni santo giorno a destra e a manca, senza poterli lasciare incustoditi nemmeno un secondo.
Che schifo di situazione, vero?
Ed è proprio per questo motivo che, giunta in facoltà e trovati gli armadietti, mi sono sentita in Paradiso.
Dopo anni e anni a sognarli durante le puntate di Dawson's Creek, OC, Beverly Hills, Buffy e compagnia bella, finalmente potevo possederne uno.
E tra tutti quei grigi e luccicanti portali per Narnia, io ho scelto lui.
Anzi no; lui ha scelto me.
Ma solo perchè era l'unico ancora disponibile in quanto qualcuno, negli anni passati, gli aveva staccato gli occhielli in cui infilare il lucchetto.
Lui aveva bisogno di me e io avevo bisogno di lui.

Così, fatta la prima conoscenza e "marcato" (nota: tutti noi "marchiamo" i nostri armadietti con degli adesivi o delle scritte con il pennarello indelebile per far capire che sono occupati) con una bella farfallina che Belen lèvati, l'ho pulito, curato e amato.
L'ho lavato dentro e fuori, gli ho comprato nuovi occhielli e un nuovo lucchetto, l'ho aperto e chiuso un paio di volte per vedere se fosse a prova di scassinamento e, in fine, l'ho riempito.
Il camice di riserva, dei bicchieri di plastica che non si sa mai metti che qualcuno porta da bere, un quaderno vuoto e una penna funzionante per non rimanere a corto di carta su cui prender appunti, gli occhialetti protettivi di ricambio, il deodorante, i fazzoletti, gli assorbenti di emergenza...
Ho riposto in lui tutto quello che mi serve per combattere, giorno dopo giorno, per la laurea.
Durante le lunghe ore di laboratorio l'ho riempito fino all'inverosimile con lo zaino e il giubbotto; durante le lezioni che comprendevano l'ingresso alle 8 del mattino e l'uscita alle 8 di sera, gli ho permesso di godere del profumo dei miei pranzetti fatti in casa....
Ma non solo! Lui ha dato un aiuto anche ai colleghi privi di armadietto, ha conservato regali per le amiche, libri appena acquistati e cose nascoste ai colleghi antipatici per fare dispetti.
Ha subito calci e pugni quando qualcosa m'ha fatta adirare, ha sostenuto le mie spalle quando la stanchezza ha preso il sopravvento e il pavimento era l'unico luogo dove poter sprofondare, mi ha sentita piangere, cantare, ridere e chiacchierare.
Inoltre tutte le mie amiche, frequentanti facoltà prive di armadietti, mi invidiavano senza pudore nel momento stesso in cui venivano a sapere che io, la più sfigata della combriccola, possedevo qualcosa di così figo.
Tutte mi chiedevano cosa si provasse ad avere un armadietto all'americana dove riporre la propria borsa, o che brivido mi percorresse nell'aprirlo ogni santo giorno e quali magnifiche avventure siano mai avvenute lì davanti.
E pur cercando di spiegare loro cosa volesse dire averlo, non trovavo le parole perchè non si può parlare di un armadietto così, in maniera empirica: si deve possederlo per comprenderlo e amarlo nella sua interezza.

Lui è stato il mio armadietto.
Anzi no, è stato il mio miglior compagno di studi.
Eppure, stando ai tempi verbali, lui non riuscirà a vedermi laureata.
Già, perchè tra pochi giorni, senza motivo logico che regga, i nostri amati armadietti verranno rottamati.
"Va beh, ma se li rottamano vuol dire che ve ne daranno di nuovi!"
NO.
Non ci daranno una beneamata ma....maiunagioia.
Ce li levano e stop.
Perchè siam diventati troppi dopo la transizione a facoltà a numero aperto, perchè alcuni sono stati presi in maniera "illegale", perchè non c'è stato un bando di cessione....mille e più sono le giustificazioni.
Ma nessuna accettabile per noi poveri studenti.
Dovremo ricominciare a vagare per le aule carichi come muli; dovremo ammassare i nostri averi nei polverosi stanzini dei laboratori dove teniamo gli stracci e la carta assorbente oppure nascondere il portamangiare nel portabagagli dell'auto di qualche collega, con la speranza vana che il caldo del cubicolo non deteriori la nostra insalata di riso.

A nulla è servito manifestare il nostro dissenso, a nulla sono servite le nostre lamentele; la decisione è irrevocabile. Nessun armadietto renderà la nostra facoltà più figa delle altre.

Per questo ho deciso di dedicare questo post al mio amato armadietto; per trovare le giuste parole per dirgli addio.
Ne abbiamo passate tante insieme, ma adesso è giunto il momento di dirci addio.
Addio a te, mio fedele compagno di viaggio.
Adesso insegna a gli angeli a sentirsi fighi come gli studenti nei film americani.

4 commenti:

  1. Risposte
    1. Lo so :( Lunedì infatti ci organizzeremo con una piccola veglia funebre per i nostri armadietti

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  2. Ma che diamine! Dovrebbe essere un istituzione quantomeno contro la scoliosi! Ora ne voglio uno pure io, anche da tenere sul balcone, ma lo voglio!

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    Risposte
    1. Scherzando scherzando un armadietto a scuola può aiutare davvero contro la scoliosi perchè si possono lasciare i libri più pesanti lì e non trascinarli a casa :D

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