24/02/18

Quel filo nero che ci unisce


Come già accennato in un numero imprecisato di post, nel corso della mia stramba vita ho avuto modo di dover dire addio a delle persone che reputavo al pari di un fratello o di una sorella. Persone che conoscevano ogni anfratto della mia mente e con le quali ho condiviso momenti carichi di gioia, di goliardia, di noia e di sofferenza. Mia e/o loro, ovviamente.
Purtuttavia, vuoi a causa del naturale corso degli eventi o vuoi per una presa di posizione della quale non so ancora capacitarmi, tali individui adesso son solo dei meri fantasmi del passato. Alcuni addirittura del passato remoto.
Ne ho sofferto? Ovvio. Ma, come qualsiasi altra persona al mondo, ho tratto insegnamento da tale eventi e ho continuato la mia vita senza di loro.

Però, tra le persone sparite ormai da tempo immemore, ce n'è una con cui, incredibilmente, di tanto in tanto mi ritrovo a dialogare. Certo, più che di dialogo si tratta di una semplice condivisione delle proprie opinioni su di una pagina Facebook dedicata alla nostra poco ridente cittadina, ma parliamo.
E quando accade ciò, quando rispondo ad un suo commento così come farei con qualsiasi altro concittadino di cui non conosco praticamente nulla (se non il nome e la corrispettiva foto del profilo), la mia mente vaga. Il lobo temporale e l'ippocampo stesso si attivano per mostrarmi tutto ciò che c'ha portati ad assumere questo educato comportamento da perfetti sconosciuti incontratisi per caso su pubblica piazza virtuale.

Ecco, avete presente quei vecchi filmini su pellicola con i contorni un poco sfocati e le immagini bruciate dal tempo e dall'esposizione alla luce? Uguale. Ogni cosa vissuta insieme, ogni frase detta o luogo visto con lui appare così.
Il primo incontro e la prima impressione, la prima trasgressione, le prime incomprensioni. Se ognuno di questi frammenti venisse proiettato in un cinema, darebbero vita al classico film per adolescenti.
I corridoi scolastici, le gite, gli amici, le cotte, il senso di ribellione. Non c'è stato nulla che non abbiamo affrontato.
Anche le maldicenze e le insinuazioni di un sentimento ben oltre l'amicizia son state superate. Anche i comportamenti sbagliati (specie i miei) son stati perdonati.
Che vista così sembra quasi che fossimo destinati a rimanere amici per sempre. Contro ogni avversità, verso l'infinito e oltre, spalla a spalla.
Come Bud Spencer e Terence Hills.

Invece no. Quei momenti di confidenze, di consigli cercati e rimproveri elargiti, quelle battute idiote e quel senso di protezione non ci sono più. Non c'è più lui che se la prende con chi mi fa piangere, e non ci son più io che me la prendo con lui perchè piange per l'ennesima stronza di cui s'è innamorato.

Tra tutte le persone sparite dal mio cammino, lui è forse l'unico che mi manca davvero.
Per esempio ancora oggi, dopo anni da quell'ultimo "vaffanculo" che ci siam detti e non detti, mi capita di trovare un oggetto in qualche negozio e di pensare a lui.
Mi capita di prenderlo in mano e pensare <<Toh, questo gli piacerebbe di sicuro.>>.
Sì, mi capita. Ma subito dopo tutto quello che è successo ritorna alla mente riportandomi alla realtà; non solo non siamo più amici...non siamo più  nemmeno quelle stesse persone di tanti anni fa.
Alla fin fine se son cambiati i miei punti di vista e i miei gusti, perchè non dovrebbero esser cambiati i suoi?
Magari quell'oggetto, quell'oggetto che per certo gli sarebbe piaciuto 10 o 15 anni fa, adesso gli causerebbe solo conati di vomito.
Magari quel genere di musica assurda che ci piaceva tanto cantare a squarciagola durante le gite a lungo raggio adesso gli farebbe venire una sincope.
Un uomo lui, una donna io. Due estranei insieme.

Eppure, una volta ogni mille mai, parliamo. Come se ci fosse ancora un filo che chi unisce. Un filo nero come la notte e sottile più di un capello, che ci porta a non ignorarci del tutto.
E' forse un desiderio inconscio di riallacciare i rapporti? E' forse un modo gentile di considerare il fatto che l'altro esiste comunque, anche se non ci si frequenta più da tanti anni?
Chissà.
Però quel piccolo, nanoscopico filo c'è.
Un filo fatto di ironia, satira, filosofia, storia e consapevolezza.
Consapevolezza che no, non siamo poi così cambiati perchè anche ai tempi, durante quegli anni in cui mai avrei potuto credere che sarebbe finita così, assumevamo tale comportamento.
Litigavamo e troncavamo ogni rapporto per uno, due, tre giorni. Al massimo una settimana. O, quanto meno, fino al momento in cui, incontrandoci per i corridoi della scuola, non incrociavo il tuo sguardo nascosto da quegli spessi (e tamarrissimi) occhiali da sole.
Non ci parlavamo per giorni fino a che non traducevo i tuoi pensieri o tu non mi trovavi in lacrime nascosta in qualche angolo della palestra.
Ecco, anche se fino a quel momento fingevamo di non esser mai stati amici, anche se fino a quel momento fingevamo di esser solo compagni di scuola e nulla più, tutto spariva.
Bastava un semplice "cos'è successo?" per ricominciare da capo a riavvolgere il filo.

Sicuramente ai tempi era tutto più facile. Eravamo ubriachi di vita e di speranze, di sogni e progetti che si son più o meno realizzati.
Ma adesso, adesso che siam adulti e non sappiamo più nulla dell'altro, non credo proprio che basti un "cos'è successo" per ricominciare tutto da zero.
Quindi sì, mi accontenterò di sapere che stai bene, che sei felice e che qualche volta senti il bisogno di espormi le tue opinioni su cose che, alla fin fine, non reputiamo poi così indispensabili per la nostra vita.
Mi accontenterò di intravedere quel sottile filo nero pieno di nodi, sfilacciature e polvere.

"....quando avrai ritrovato te stesso,
quell ’essere perfetto nella sua imperfezione,
voltati verso l’ abisso che t'aveva
attirato a sé
 e nella pace che ti gremisce,

sorridigli."

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